Quest’anno i gruppi Adulti CMT del nord Italia e di Pian Paradiso attraverso il libro degli Atti hanno seguito i passi degli Apostoli e l’esperienza delle prime comunità cristiane per trarne luce.
Così come progetto dell’evangelista Luca gli Atti degli Apostoli danno continuità al racconto iniziato nel Vangelo, anche il “finale aperto” degli Atti fa sì che la storia dell’esperienza di fede e di annuncio si dispieghi senza sosta nel tempo, anche nel nostro.
Approfondire gli eventi fondanti dell’ascensione e della pentecoste, la vita quotidiana delle comunità nascenti, la proclamazione della risurrezione, l’apertura a popoli e culture e l’annuncio missionario, è stato occasione per cogliere tutta l’attualità di quanto emerge dai vari racconti.
Ad ogni incontro è cresciuta la consapevolezza che in qualche modo la Parola interpella ciascuno di noi nel quotidiano e che è possibile farne esperienza anche oggi nel nostro vissuto.
Condividiamo alcune ripercussioni.
“Anche noi che non abbiamo vissuto a fianco di Gesù, personalmente e come comunità cristiana siamo portatori della Parola, continuiamo l’opera di Dio nella storia nonostante i mille sbagli e limiti.”
Luca tratteggia i pilastri fondamentali delle prime comunità cristiane non tanto perché perfette, ma in quanto costituiscono quell’ideale di vita che attrae e resta una meta sempre aperta e disponibile nonostante le fatiche, le difficoltà, le cadute.
“Noi tutti abbiamo bisogno di un ideale per andare avanti, per agire, abbiamo bisogno di fondamenti che diventano costitutivi. Ed io in cosa sono radicato? Siamo ancorati nella comunione, nell’esperienza di una fraternità ad ampio respiro che non è fondata sul vincolo di sangue ma sul riconoscerci figli del Padre, creati a immagine di un Dio Trinità che ci chiama ad essere uno perché il mondo creda. La vita di comunione è per tutti e attrae, parla al cuore.”
“Le relazioni nuove di cui le prime comunità sono state testimoni mi hanno messo in discussione: se posso costruire rapporto con persone che prima non conoscevo, che senso ha non riprendere la relazione con i miei fratelli di sangue con i quali questo rapporto si è interrotto da anni? Così ho fatto“.
Una comunità in uscita per far vedere Dio
Abbiamo seguito la prima comunità “in uscita”, inviata da Gesù ad annunciare ciò che avevano visto e vissuto. Abbiamo percepito chiaramente che quell’invito Gesù l’ha rivolto a tutti, quell’andate e “mi sarete testimoni fino ai confini della terra” (At. 1,8) è rivolto anche a noi.
“Una domanda che spesso più di qualcuno di noi si pone è: ”Come far arrivare agli altri il messaggio di un Dio Amore, di un Dio famiglia?” Facendolo vedere. Tocca a noi farlo vedere, essere famiglia per gli altri, “perché il mondo creda”. Io posso offrire una relazione che ho scoperto e che mi salva e ti salva, perché l’unico modo per far vedere Dio è far vedere il “noi”, la relazione fra di noi. E ancora una volta è lo Spirito Santo che ci rende capaci di fare questo. Mai adagiarsi, la fede va, in un certo senso, sempre reinventata e la Parola mi converte sempre e mi fa trovare anche le parole giuste per i tempi e le persone che ho davanti. A noi il compito di vivere e poi lasciar fare a Dio, che agisce anche in modo inaspettato e con tempi che non sono i nostri. Questo dà libertà agli altri e anche a noi, ci toglie da egocentrismi e manie di protagonismo. Io faccio la mia parte, ma è Dio che opera nella persona.”
Camminare sotto lo sguardo di Dio
È emersa con forza la presenza costante dello Spirito Santo soprattutto nei momenti più difficili di dubbio, sconforto, persecuzione e allo stesso tempo la fiducia, il lasciarsi guidare da questa presenza. Ricordarci e meditare sul fatto che siamo sempre sotto lo sguardo di Dio, ha aiutato a rileggere la nostra vita senza dare niente per scontato…. se fossimo sempre capaci di ricordarlo le nostre giornate acquisterebbero un sapore diverso.
“Tutto il cammino delle prime comunità cristiane è un cammino sotto lo sguardo di Dio, che si manifesta negli incontri, nei fatti, a volte anche nelle avversità o in modo insolito, inaspettato. Quante volte gli Apostoli l’hanno sperimentato nel rifiuto da parte di alcuni che ha spinto ad incontrare altri; nelle persecuzioni che hanno spinto verso nuovi confini o provocato la conversione dei persecutori; nella progressiva apertura ad altri popoli…
Esperienza di un Dio che provvidenzialmente accompagna e che possiamo sperimentare anche noi, materialmente, ma anche attraverso l’incontro con le persone, gli imprevisti e gli ostacoli che aprono strade nuove, attraverso la Parola di Dio che nutre e diventa fonte di annuncio per gli altri.”
L’incontro con l’altro e i poveri
Gli Atti degli Apostoli presentano un’evangelizzazione fondata sull’incontro con l’altro, con l’alterità; presentano la “corsa della Parola” di salvezza che si fa sguardo, dialogo, confronto, ascolto, apertura universale e con un’attenzione particolare ai poveri, tanto cari all’evangelista Luca.
“I vari episodi raccontati da Luca sono stati un aiuto concreto a verificare la nostra capacità di superare pregiudizi, precomprensioni, chiusure per rispondere fino in fondo al mandato missionario universale”.
Come sempre gli spunti, le verità che emergono dagli incontri sono molte ed andranno meditate, assaporate, custodite e vissute poi nel quotidiano, suggerendo magari altri pensieri o altri interrogativi. Conoscere sempre di più il nostro Dio apre il cuore, la mente, riempie di gioia e farlo con i fratelli è un dono.
Il gruppo del nord Italia, nell’ultimo incontro, attraverso la meditazione di alcuni passi tratti dai primi capitoli degli Atti sulla condivisione fraterna e l’attenzione ai poveri, ha aperto la strada per il cammino del nuovo anno che riprenderà a settembre e avrà come testo base il documento di Papa Leone XIV “Dilexi te”, l’esortazione apostolica sull’amore verso i poveri, accompagnato come sempre dall approfondimento biblico.
Alla fine del percorso annuale è stata spontanea la gratitudine per avere avuto la possibilità di camminare insieme, di confrontarsi, di scambiarsi le esperienze di vita, di sperimentare quella “koinonia” e quell anelito di andare a tutti che ha animato le prime comunità fiduciosi che “Dio aggiunge”.













