30 Marzo, 2026

La Pasqua sorgente di fraternità

Il comandamento nuovo: “amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi” è incastonato nel Vangelo di Giovanni dentro il racconto della passione e morte di Gesù.

Capaci di amare perché amati

Questa frase: “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi” la ritroviamo per cinque volte nei capitoli 13 e 15 e questo ne sottolinea l’importanza e la centralità.

Un amore reciproco, un amore fraterno che è essenzialmente dono: Lui per primo ci ha amati, si è fatto carico della nostra fragilità fino a dare la sua vita. Quel “come” io ho amato voi,  non è un semplice invito ad imitarlo, è un amore che ci pervade e ci assimila, ci coinvolge, ci rende capaci. Grazie a questo amore ricevuto gratuitamente anche noi siamo resi capaci di relazione, di legami autentici, di fraternità.

Solo nella relazione con gli altri troviamo la nostra pienezza del nostro essere, ma non possiamo darla per scontata. La solitudine, il ripiegamento su noi stessi, i legami solo formali o interessati, la prevaricazione gli uni sugli altri… Quanta sofferenza e vuoto sperimentiamo ogni giorno!? Le nostre fragilità e atteggiamenti negativi ci portano lontano dal nostro stesso essere relazione.

Liberati dal Risorto

La Pasqua è sorgente di fraternità. Come ha ben ricordato Papa Leone in una delle catechesi giubilari è solo Gesù morto e risorto che “ci libera dal veleno dell’inimicizia”. Consegnando liberamente la sua vita fino alla morte in Croce e risorgendo ha sconfitto in se stesso ogni chiusura, ogni peccato, tutto ciò che avvelena la fraternità, l’amicizia, le relazioni tra persone, popoli, culture.

“La fraternità donata da Cristo morto e risorto ci libera dalle logiche negative degli egoismi, delle divisioni, delle prepotenze, e ci restituisce alla nostra vocazione originaria, in nome di un amore e di una speranza che si rinnovano ogni giorno. Il Risorto ci indica la via da percorrere insieme a Lui, per sentirci e per essere fratelli tutti”. 

Catechesi giubilare del 12 novembre 2025

Tutti fratelli

La fraternità, in questo senso, diventa il modo di vivere “da risorti” nel nostro quotidiano, là dove siamo, a casa, al lavoro, con gli amici, nei diversi ambiti della vita personale e sociale, nel e con il mondo.

Fratello-sorella, una parola facilmente sulla bocca di tutti, ma che è ancor più un appello e un invito a trasformarla in realtà, attingendo al senso più profondo contenuto nella sua radice indoeuropea bhar, che significa prendersi cura, avere a cuore, sostenere e nutrire.

La fraternità non è data semplicemente da un legame di sangue, sappiamo infatti quanto questo non sia sufficiente per evitare fratture e disaccordi, ma scaturisce dalla scelta di farsi carico, di accogliere, di amare dando se stessi con gratuità.

“I fratelli e le sorelle si sostengono a vicenda nelle prove, non voltano le spalle a chi è nel bisogno: piangono e gioiscono insieme nella prospettiva operosa dell’unità, della fiducia, dell’affidamento reciproco.” 

Catechesi giubilare del 12 novembre 2025

Una fraternità alla portata di tutti e spalancata a tutti, nessuno escluso, è la testimonianza di San Francesco di cui quest’anno celebriamo gli 800 anni dalla sua morte. Una fraternità che da “estranei” ci può rendere “consanguinei” e ci fa sperimentare il dono del Risorto.

La signora Maria vive nella nostra missione di Jundiaí in Brasile, nonostante una vita dedicata al lavoro, conosce in prima persona cosa significhi vivere nella povertà.  Non esita, comunque, a condividere il poco che ha con chi possiede meno di lei. Anche recentemente ha fatto visita alle missionarie portando 5 kg di riso e 2 kg di fagioli, accompagnando il dono con poche parole, ma dense di significato: “Io so che voi condividete tutto con i più poveri”, datelo a chi può averne bisogno in questo momento”.

Una fraternità che valica ogni confine. Un gruppo di amici del Veneto dona il proprio tempo partecipando ad un mercatino dell’usato e condividendone il ricavato per la missione. All’esperienza di solidarietà si unisce la possibilità di incontrare persone provenienti da vari Paesi e di intessere con loro relazione. In una fredda domenica, una coppia del Marocco, è arrivata con una vassoio di biscotti fatti in casa come segno di gratitudine per l’amicizia costruita nel tempo.

La testimonianza semplice, quotidiana, concreta di questi fratelli e sorelle rinnovi in ciascuno di noi l’impegno della fraternità e la grazia pasquale ci renda capaci di amarci gli uni gli altri come Gesù ci ha amati.

Buona Pasqua a tutti!

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