La Festa della Trinità, ormai prossima, chiude le grandi feste pasquali e non possiamo non pensare allo scandalo dell’amore di un Dio Crocifisso, che ama tutti.
Oggi ci si scandalizza ancora?
Davanti a notizie “scandalose” non ci si scandalizza più, si rischia di cambiare canale, di voltare pagina, di trovare tutto ciò che accade come normale. Oggi non fa più notizia che in qualche Paese sia scoppiata una nuova guerra, che il politico di turno ne abbia combinata una delle sue, o che ci sia stato un nuovo femminicidio, o che qualche migrante sia morto in mare… Nel mondo ormai del tutto lecito, non ci si scandalizza più: ne abbiamo viste tante, ne sentiamo tante… Forse siamo arrivati a scandalizzarci per il fatto che qualcuno si scandalizzi ancora per qualcosa!
La parola scandalo deriva dal greco “skandalon” che significa “inciampo, ostacolo” e viene usata per tutto ciò che causa turbamento della sensibilità morale. Ha senso “scandalizzarci” ancora per qualcosa? Un cristiano si scandalizza di un Dio che ama tutti?
San Paolo, scrivendo della Croce, segno inequivocabile dell’amore di Dio per ciascuno, la definisce scandalo per i giudei e follia per i pagani (1 Corinzi 1,23).
Fin dalle prime pagine della Bibbia Dio ha rivelato il suo nome a Mosè come “Dio misericordioso e pietoso” (Esodo 34,6), come colui che vede la miseria del suo Popolo, perché il suo amore è sguardo; ascolta il grido del popolo, perché si lascia raggiungere dalla creatura che soffre; conosce le sue sofferenze, perché si fa prossimo a ciascuno e interviene, perché vuole la liberazione dal male (cfr. Esodo 3,14).
Il primato della misericordia
In tutta la Bibbia c’è un primato della misericordia di Dio su tutti gli altri suoi attributi. La sua misericordia esplode a tal punto da vincere sull’esigenza di giustizia: “O Dio, hai compassione di tutti perché tutto tu puoi… Tu ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata. Signore amante della vita” (Sapienza 11,23-24.26).
Scriveva Papa Francesco nella Misericordiae vultus al n. 3: “La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona”. Eppure ci scandalizza la pagina del Vangelo del Padre misericordioso che fa festa al figlio che ritorna dopo aver dilapidato le sue sostanze; ci scandalizza un Dio Crocifisso che si lascia inchiodare alla Croce per amore; scandalizza il Padre che non interviene per liberare il Figlio che liberamente sceglie la volontà del Padre di salvare tutti; scandalizza l’amore di Dio che tace per rispettare la libertà dell’uomo.
Scandalizza la Trinità, un Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo, amore personale e indivisibile, amore capace di fare l’uomo a sua immagine e somiglianza, di rendere l’uomo capace di amare come Lui ama.
Ci piace un Dio capace di scuoterci, di scandalizzarci con il suo amore, un Dio che non teme di morire per amore, che risorgendo ci fa vedere le ferite di questo amore per riconciliarci definitivamente con Lui. Ci piace una Chiesa che all’apertura del Concilio Vaticano II ha proclamato: “Oggi la Sposa di Cristo [la Chiesa] preferisce ricorrere al rimedio della misericordia piuttosto che brandire le armi della severità” (Papa Giovanni XXIII, 11 ottobre 1962), a cui hanno fatto eco i papi successivi fino al nostro Papa Leone XIV che definisce la misericordia di Dio il “cuore della missione della Chiesa”.
Un amore che meraviglia, coinvolge e contagia
In questi giorni ci hanno scritto dalla nostra missione di JundiaÍ a San Paolo in Brasile: “Ha bussato alla nostra porta una signora che non conoscevamo. Si è presentata per offrire il suo servizio per le pulizie. Meravigliate le abbiamo risposto che noi non abbiamo personale addetto ai lavori di casa. Sorridendo, ci ha risposto che non voleva uno stipendio, ma semplicemente offrire il suo servizio, sapendo che noi facciamo del bene agli altri. Si è soffermata a raccontare la sua storia, una storia di sofferenza e piena di difficoltà: di origine povera, madre di tre figli, poco a poco ha trovato la strada per riscattare la sua vita.
Ci ha colpito il suo desiderio di fare qualcosa per gli altri e di avvicinarsi a Dio che, come lei stessa dice, desidera conoscere e abbracciare. Abbiamo accolto la sua disponibilità per poter essere, come Comunità, un luogo dove ciascuno può donare qualcosa di sé, per rispondere all’amore che lo ha raggiunto”.
I piccoli del Vangelo ci insegnano come non dovremmo lasciarci “scandalizzare” dall’immenso amore di Dio che vuole arrivare a tutti! Un amore venuto nel mondo non per condannarlo, ma perché sia salvato per mezzo di Lui (Giovanni 3,17).














