Papa Leone XIV in 11 giorni di viaggio ha potuto trovare, accompagnare, conoscere diverse realtà del continente africano.
“Quando faccio un viaggio è soprattutto un viaggio apostolico, pastorale, per trovare, accompagnare, conoscere il popolo di Dio…”Il viaggio è da interpretare soprattutto come un’espressione della volontà di annunciare il Vangelo, di proclamare il messaggio di Gesù Cristo. “Allora è un modo per avvicinarsi al popolo nella sua felicità, nella profondità della sua fede, ma anche nella sua sofferenza.” (Papa Leone XIV, conferenza stampa nel volo Malabo-Roma)
Quattro Paesi, quattro mondi diversi
L’Algeria e la prima visita di un Papa
La Chiesa cattolica in Algeria è una piccola minoranza, con circa 5.000 fedeli (meno dello 0,01% della popolazione) su oltre 47 milioni di abitanti, quasi tutti musulmani. Qui Papa Leone ha promosso la fratellanza, la pace e la speranza sottolineando il compito della Chiesa algerina di continuare a seminare unità e di impegnarsi nel dialogo e nel servizio alla dignità umana: “La vostra presenza nel Paese fa pensare all’incenso: un granellino incandescente, che spande profumo perché dà gloria al Signore e letizia e conforto a tanti fratelli e sorelle”.
Il Camerun, un’Africa in miniatura
La popolazione è molto variegata, è composta da cristiani, musulmani e praticanti delle religioni tradizionali africane. I cattolici si stima siano attorno al 30-35% della popolazione nazionale, pari a 8-10 milioni. Un Paese sia francofono sia anglofono, cristiano e musulmano, composto da centinaia di etnie e tradizioni culturali. Per questo è detto anche “Africa in miniatura”. Il Camerun è stato segnato da tensioni politiche e violenze interne che hanno lasciato ferite aperte ancora da sanare. Papa Leone in più occasioni ha sottolineato, da un lato, l’impegno positivo nel tendere alla convivenza pacifica, dall’altro la necessità di una riconciliazione profonda fondata sul dialogo e l’accoglienza reciproca.
L’Angola, un popolo giovane, vera risorsa spirituale
La Chiesa cattolica angolana affonda le sue radici nel XV secolo e rappresenta il 40-50% della popolazione, riuscendo ad essere un punto di riferimento morale e sociale di primo piano, promotrice di riconciliazione. Papa Leone ha avuto parole di incoraggiamento per continuare ad essere forza di cambiamento e di speranza. In particolare rivolgendosi ai giovani gli ha esortati affinché in mezzo alle tante problematiche di corruzione, sfruttamento, povertà diffusa… non si lasciano prendere dalla tristezza e dallo scoraggiamento, ma sappiano essere “operatori di giustizia e portatori di pace”.
La Guinea Equatoriale, una miniera di risorse naturali, ma soprattutto umane
Uno dei paesi più cattolici dell’Africa subsahariana, con una percentuale di fedeli stimata tra il 75% e oltre l’80% della popolazione, e lo si è percepito dall’entusiasmo con cui è stato acclamato Papa Leone fin dal suo arrivo. Ma è anche un Paese profondamente segnato dai contrasti: ricco di petrolio, ma dove il 70% della popolazione vive in condizione di povertà. Una realtà che interpella tutti ad un forte senso di responsabilità e ad un impegno per la giustizia sociale, dalle autorità civili alle comunità ecclesiali; dal mondo della cultura a giovani e famiglie.
In ogni tappa del viaggio lo sguardo del Pontefice si è sempre allargato al mondo intero e in più occasioni ha rivolto l’invito a diventare strumenti di pace, riconciliazione, sviluppo integrale, fraternità universale… anche fuori dei propri confini geografici. La Chiesa algerina, camerunense, angolana e della Guinea equatoriale può diventare profezia e risorsa per un mondo rinnovato.
Foto di copertina: © Vatican Media, Arrivo al santuario Mama Muxima (Angola), per la preghiera del Santo Rosario

















