1 Settembre, 2026

Acqua Viva – Tempo del Creato 2026

Acqua Viva è il tema del Tempo del Creato 2026 che inizia oggi, 1 settembre e terminerà come ogni anno il 4 ottobre.

Il tema

Il testo biblico, scelto dal Comitato ecumenico per il tema di quest’anno, è tratto dal capitolo 47 del profeta Ezechiele che offre una particolare visione biblica di speranza e di guarigione dell’intero creato:

«Dovunque arriverà il torrente, brulicheranno animali di ogni specie e i pesci si moltiplicheranno. Risanerà l’acqua del mare, dovunque scorrerà porterà la vita. […] Su entrambe le rive del torrente cresceranno alberi da frutta di ogni tipo.

Non smetteranno mai di produrre frutti e le loro foglie non appassiranno mai. Anzi daranno un raccolto al mese perché sono irrigati dall’acqua che scorre dal santuario. I loro frutti serviranno da cibo e le loro foglie saranno usate come medicine» (Ez 47, 9.12).

Una visione ambientata in un contesto difficile, dove l’acqua diventa simbolo della guarigione operata da Dio che rigenera tutto: la terra, le acque senza vita, la biodiversità e la responsabilità umana verso l’intero creato.

Uno sguardo rapido al contesto e al senso teologico della visione del profeta Ezechiele può aiutarci a vivere con più consapevolezza questo tempo di riflessione sul Creato e sul nostro impegno per prendercene cura.

 

Una panoramica sul testo

Il contesto del libro di Ezechiele è quello di una catastrofe politica, sociale, teologica… il popolo ha perso il Tempio di Gerusalemme, distrutto dalle armate babilonesi, e una parte della popolazione è stata portata in esilio a Babilonia.

Siamo intorno al VI secolo a.C.. Anche il profeta Ezechiele si trova tra gli esuli e viene chiamato da Dio dapprima a denunciare l’idolatria e l’ingiustizia del suo popolo e in un secondo momento a proclamare che nonostante tutto Dio non li ha abbandonati.

Nella visione l’acqua esce proprio dal Tempio che avevano visto distrutto, acqua che diventa simbolo di benedizione, di guarigione e della presenza di Dio in tutto il Creato, mostra una via di speranza, di rinnovamento.

Nei capitoli precedenti descrive la costruzione di un nuovo Tempio nel deserto (capp. 40-46), ora nel capitolo 47, quella struttura vuota e senza vita si trasforma in fonte di vita. Inizialmente è un piccolo rivolo d’acqua, poi man mano cresce e il fiume scorre andando a trasformare l’aridità del deserto in fertilità dove tutto è abbondante.

Una nota particolare sta nel fatto che quest’acqua “viva” è capace di compiere qualcosa di impossibile: entra nelle acque salate del mare senza vita (il Mar Morto) e queste vengono risanate, diventano dolci e piene di vita.

Una vita piena simboleggiata dagli alberi che danno frutti tutto l’anno, ogni mese. Ogni parametro naturale viene superato abbondantemente grazie alla presenza di Dio.

Siamo chiaramente di fronte ad una visione di forte pregnanza simbolica, che non riguarda un futuro indefinito, ma anche il presente cioè, la restaurazione di un rapporto armonioso tra il Creatore e l’Uomo, e di conseguenza tra l’Uomo e il Creato, tra tutti gli esseri viventi. La speranza germina là dove c’è accoglienza, giustizia, fedeltà, cura reciproca, attenzione alla terra nostra casa comune…

 

Una visione di speranza in tempi di crisi, ieri e oggi

La visione di Ezechiele è in netto contrasto con la realtà di quel tempo come di oggi, una realtà “morta”. Siccità, catastrofi naturali, uragani devastanti, ghiacciai che si sciolgono, innalzamento delle temperature… sono esperienze che ormai coinvolgono l’intera umanità e sempre più persone ne pagano il prezzo, a partire dai più poveri.

IL diritto universale all’acqua per tanti è ancora lontano: 1,7 miliardi di persone non dispongono di servizi igienici di base nelle loro abitazioni e 2,1 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile, ciò significa 1 persona su 4 nel mondo.

La crisi idrica globale ha un impatto oggi sulle comunità vulnerabili, su quanti sono costretti a spostarsi per sopravvivere, ma anche sulle generazioni future, sugli ecosistemi e sulla biodiversità: basti pensare che negli ultimi 50 anni c’è stata una diminuzione dell’85% delle popolazioni di acqua dolce e del 56% di quelle marine.

Una crisi ecologica riflesso di una rottura delle relazioni tra l’umanità e il creatore, all’interno della famiglia umana e con tutti gli esseri viventi.

La visione biblica di Ezechiele costituisce anche per noi oggi una visione di speranza e un monito a ristabilire relazioni di collaborazione, di reciproca custodia, di responsabilità, di equità e giustizia, di solidarietà, di protezione, abbandonando ogni sorta di disinteresse, di logica estrattiva e consumistica, di sfruttamento, di dominio.

Come l’acqua della visione esce dal Tempio e tocca, risana ogni cosa, possiamo lasciarci rigenerare, possiamo lasciar entrare la vita buona del Creatore per diventare a nostra volta strumenti di questa vita per gli altri e per tutto il Creato.

 

Nei nostri social trovi la descrizione del simbolo e nel Blog di SolCare CMT – ETS trovi qualche altro spunto di riflessione e di impegno.


Buon Tempo del Creato 2026!

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