3 Dicembre, 2025

Desiderio di pace

Se da una parte le armi alzano sempre più forte il loro “rumore” e la corsa agli armamenti sembra non avere freno, da più parti nel mondo cresce sempre di più un forte desiderio di pace.

A volte è un gemito, altre volte è un grido, altre ancora una preghiera accorata, e poi ancora si fa voce di riconciliazione… Una voce silenziosa, ma non meno efficace che ci invita a sperare e ad essere operatori di pace là dove siamo.

Nelle scorse settimane ci ha scritto don Moreno Cattelan che abbiamo avuto il dono di incontrare e ascoltare ad ottobre sull’esperienza che sta vivendo in Ucraina:

“Sono rientrato una settimana fa a Kyiv dopo la bella esperienza vissuta in Italia. Ci ha accolto subito un bardamento coi fiocchi! Giusto per farci ricordare dove siamo tornati. La stessa situazione si è ripetuta fino a domenica. Adesso, da due notti abbiamo avuto la possibilità di dormire un po’. Abbiamo la corrente elettrica alternata: qualche ora al mattino e qualche ora alla sera, ma anche a questo siamo già abituati. Come vedi nessuno ha interesse che questa guerra finisca, per cui si va avanti ad oltranza. Chi ci rimette non sono solo i soldati che muoiono al fronte, ma anche tutti noi che nelle retrovie subiamo le conseguenze nefaste di questa assurda guerra.

Rinnovo il mio personale grazie per l’opportunità che mi avete concesso di poter raccontare la mia piccola esperienza di questi ultimi anni vissuti a Kyiv. Grazie per la vicinanza e l’aiuto concreto ricevuto da voi e dal gruppo. Continuate a sostenerci con la preghiera; l’arma che ci protegge in attesa di una pace giusta e duratura. Un saluto riconoscente a tutti voi e al gruppo. Un abbraccio fraterno da Kyiv.”

Don Moreno continua la sua presenza in questa terra martoriata dalla guerra e anche attraverso la distribuzione degli aiuti in città e al fronte manifesta la vicinanza di Dio a questi fratelli e sorelle.

Continuiamo a sostenere con la nostra preghiera tutti i popoli immersi nella sofferenza di conflitti e guerre in atto e assieme alla preghiera offriamo il nostro impegno di unità, di fraternità e solidarietà universale quale contributo concreto alla pace.

 

L’unità segno e strumento di pace

Si è appena concluso il primo viaggio apostolico di Papa Leone XIV, con meta in Turchia, in occasione del 1700° anniversario del Primo Concilio di Nicea e poi in Libano, crocevia di popoli, religioni e culture. Viaggio molto significativo e profetico nel contesto mondiale attuale: segno chiaro che l’unità è possibile innanzitutto tra i cristiani, tanto che è stato preceduto da un documento ufficiale che verso la conclusione recita così: 

“Condividiamo infatti la fede nell’unico e solo Dio, Padre di tutti gli uomini, confessiamo insieme l’unico Signore e vero Figlio di Dio Gesù Cristo e l’unico Spirito Santo, che ci ispira e ci spinge alla piena unità e alla testimonianza comune del Vangelo. Davvero quello che ci unisce è molto più di quello che ci divide! Così, in un mondo diviso e lacerato da molti conflitti, l’unica Comunità cristiana universale può essere segno di pace e strumento di riconciliazione contribuendo in modo decisivo a un impegno mondiale per la pace.”

Anche nella seconda tappa in Libano, dove minareti e campanili sono fianco a fianco, durante l’incontro ecumenico e interreligioso pronunciato in Piazza dei Martiri a Beirut, Papa Leone XIV ha richiamato a concentrarsi su ciò che unisce per essere costruttori di pace:

Cari amici, la vostra presenza qui oggi, in questo luogo straordinario dove minareti e campanili stanno fianco a fianco, eppure entrambi si slanciano verso il cielo, testimonia la fede duratura di questa terra e la persistente dedizione del suo popolo all’unico Dio. In questa amata terra possano suonare insieme ogni campana e ogni adhān: possa ogni richiamo alla preghiera fondersi in un unico inno, elevato non solo per glorificare il misericordioso Creatore del cielo e della terra, ma anche per implorare di vero cuore il dono divino della pace.

Per molti anni, e soprattutto negli ultimi tempi, gli occhi del mondo sono stati puntati sul Medio Oriente, la culla delle religioni abramitiche, osservando l’arduo cammino e la incessante ricerca del dono prezioso della pace. Talvolta l’umanità guarda al Medio Oriente con un senso di timore e scoraggiamento, di fronte a conflitti così complessi e di lunga data. Eppure, in mezzo a queste lotte, si può trovare speranza e incoraggiamento quando ci concentriamo su ciò che ci unisce: la nostra comune umanità e la nostra fede in un Dio di amore e misericordia.

Lungo un’epoca in cui la convivenza può sembrare un sogno lontano, il popolo del Libano, pur abbracciando religioni diverse, rappresenta un potente esempio: paura, sfiducia e pregiudizio non hanno qui l’ultima parola, mentre l’unità, la riconciliazione e la pace sono sempre possibili. Ecco, dunque, la missione che rimane immutata nella storia di questa amata terra: testimoniare la verità duratura che cristiani, musulmani, drusi e innumerevoli altri possono vivere insieme, costruendo un paese unito dal rispetto e dal dialogo.

E il mondo ha profondamente bisogno di pace non solo in Ucraina, in Medio Oriente, in Israele-Palestina, in Siria e altri Paesi dell’Asia, nei diversi Paesi africani come la Nigeria, la Tanzania, il Sudan e il Sud-Sudan, il Mali, il Burkina Faso, il Niger, la R.D. del Congo,  il Mozambico…, ma anche in tutti gli altri luoghi dove sono presenti conflitti di cui si sente parlare poco o nulla.

Gesù, il Principe della Pace, che ci accingiamo ad accogliere nel Natale, possa trovare posto nei nostri cuori, nelle nostre case, nelle nostre città, nelle Nazioni e ciascuno, là dove si trova, possa essere costruttore di pace.

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