9 Febbraio, 2026

Dilexi te – Ti ho amato. I poveri al centro

Dilexi te – Ti ho amato. Sono le parole con cui inizia l’esortazione apostolica sull’amore verso i poveri a firma di Papa Leone XIV. Una dichiarazione di amore di Dio verso i più deboli presa dal libro dell’Apocalisse.

Potremmo dire un documento scritto “a quattro mani” in quanto iniziato da Papa Francesco, negli ultimi mesi di vita, assunto e concluso da Papa Leone. Profondo atto di continuità e comunione ecclesiale.

“Avendo ricevuto come in eredità questo progetto, sono felice di farlo mio – aggiungendo alcune riflessioni – e di proporlo ancora all’inizio del mio pontificato, condividendo il desiderio dell’amato Predecessore che tutti i cristiani possano percepire il forte nesso che esiste tra l’amore di Cristo e la sua chiamata a farci vicini ai poveri.” Dilexi te 3

Papa Francesco l’aveva concepita proprio come un’esortazione rivolta a tutti i cristiani dopo che con l’enciclica Dilexit nos – Ci ha amati, ci aveva immersi nell’amore umano e divino del Cuore di Cristo.

“La dichiarazione d’amore dell’Apocalisse rimanda al mistero inesauribile che Papa Francesco ha approfondito nell’Enciclica Dilexit nos sull’amore divino e umano del Cuore di Cristo. In essa abbiamo ammirato il modo in cui Gesù si identifica «con i più piccoli della società» e come, col suo amore donato sino alla fine, mostra la dignità di ogni essere umano, soprattutto quando «più è debole, misero e sofferente». [Dn 170]” Dilexi te 2

Una tappa dentro un percorso più ampio

La Dilexi te si inserisce nel lungo cammino teologico e pastorale della Chiesa fin dai suoi inizi, come ben evidenziato all’interno del documento stesso, e fa parte di un percorso ben delineato dalle ultime encicliche.

Un’immersione nell’amore verso i poveri e nella relazione con loro

L’esortazione “Dilexi te” è un testo molto incisivo e chiaro che aiuta a mettere al centro della vita i poveri non come semplice oggetto di attenzione, ma come un “tu” con cui mettersi in relazione quotidianamente.

Innanzitutto, pone i poveri non tanto nell’orizzonte della beneficenza, ma della Rivelazione: nei poveri Gesù si è identificato e continua a dirci qualcosa.

Attraverso un excursus biblico e la storia dei santi e della Chiesa, Papa Leone offre una visione ampia e dettagliata che sottolinea, da una parte la profonda dignità dei poveri, dall’altra la scelta preferenziale – non esclusiva – che prende vita dalla primordiale predilezione per i poveri da parte di Dio e che ha attraversato la storia dell’umanità.

Non mancano le parole chiare e incisive di denuncia verso gli atteggiamenti che minano la dignità e il futuro dei poveri: i pregiudizi, la cecità, l’indifferenza, l’esclusione, lo sfruttamento, le strutture di peccato che “creano povertà e disuguaglianze estreme”, la cultura dello scarto oggi così diffusa.

Due domande a cui rispondere con la vita

Un documento dal carattere esortativo pastorale che cerca di coinvolgere chi legge non tanto in una riflessione astratta o teologico, ma invitando ad interrogarsi in prima persona.

Nel capitolo II dopo aver messo a fuoco la particolare predilezione per i poveri da parte di Dio, e presentato Gesù quale Messia povero, Papa Leone si interroga e ci interroga:

      1. “Allora diventa chiaro che «dalla nostra fede in Cristo fattosi povero, e sempre vicino ai poveri e agli esclusi, deriva la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei più abbandonati della società». [EG 186]  Tante volte mi domando perché, pur essendoci tale chiarezza nelle Sacre Scritture a proposito dei poveri, molti continuano a pensare di poter escludere i poveri dalle loro attenzioni.

Nel capitolo IV, dopo un excursus sulla Dottrina Sociale della Chiesa e dopo aver evidenziato la chiara denuncia delle strutture di peccato ivi presente, si pone la seconda domanda:

          1. Accade che «nel vigente modello “di successo” e “privatistico”, non sembra abbia senso investire affinché quelli che rimangono indietro, i deboli o i meno dotati possano farsi strada nella vita». [EG 209] La domanda che ritorna è sempre la stessa: i meno dotati non sono persone umane? I deboli non hanno la stessa nostra dignità? Quelli che sono nati con meno possibilità valgono meno come esseri umani, devono solo limitarsi a sopravvivere? Dalla risposta che diamo a queste domande dipende il valore delle nostre società e da essa dipende pure il nostro futuro. O riconquistiamo la nostra dignità morale e spirituale o cadiamo come in un pozzo di sporcizia. (Rif. alla Laudato sì = in forma esplicita o meno legittimare le strutture di peccato).

Due domande che non possiamo lasciar scivolare via ci interpellano nelle nostre scelte quotidiane per “scrivere una storia” di vicinanza e compagnia con i poveri.

Durante l’anno nei nostri social proporremo mensilmente uno spunto di riflessione proprio a partire da questo testo così ricco di stimoli. Ci diamo appuntamento ogni secondo lunedì del mese su Facebook e Instagram.  

Un documento da leggere e approfondire, ma soprattutto da accogliere e vivere ogni giorno per costruire una chiesa e una società che diventano eco concreto delle parole di Gesù per il povero: “Io ti ho amato”.

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