Il gruppo missionario degli adolescenti di Patrica incontri mensili di quest’anno ha approfondito il tema dell’amicizia.
Per mettere in pratica ciò che hanno cercato di capire durante l’anno, hanno scelto di vivere nel mese di maggio un’esperienza insieme: arrivare alla cima del monte Cacume.
Il cammino verso una meta conosciuta come metafora della vita
Il Monte Cacume, è un po’ l’emblema di Patrica, si riconosce immediatamente per la sua particolare forma a cono e appartiene alla catena dei Monti Lepini, è alto 1.095 metri e domina tutto il basso Lazio.
Attualmente sulla cima del Monte si trovano la Chiesa dell’Immacolata e il Monumento al Redentore o Santa Croce. Il Monumento al Redentore è una grande croce in ferro, alta 14 metri e dal peso di oltre 40 quintali, che venne costruito nelle Acciaierie di Terni e posta sulla cima del Monte per volere di Papa Leone XIII in occasione dell’Anno Giubilare del 1900.
Vari di loro non vi erano mai stati, altri abituati a camminare in montagna avevano già percorso il sentiero. Tutti, accompagnati da Pietro, missionario ed Edoardo, del gruppo Giovani CMT, con scarponcini e zainetto, hanno affrontato questa avventura.
Il percorrere il sentiero che da 450 metri porta alla cima è stato per loro un esempio concreto del cammino della vita. Il comprendere che nella vita ci sono sempre delle difficoltà, degli ostacoli, che è un percorso in “salita” che si può percorrere da soli o insieme. Hanno sperimentato che quando ci si aiuta e si vendita insieme è più facile andare avanti che farlo da soli.
Un panorama a 360°, anche per la vita
Dopo la fatica, le difficoltà ei disagi che si incontrano come la sete, il sudore, il sentirsi senza fiato e forze, c’è sempre una meta che si raggiunge che offre una veduta bellissima.
Una volta giunti sul cucuzzolo del Cacume, dai piedi di quella croce imponente, si può vedere il panorama a 360 gradi e si ammirano i paesi, le montagne, i dintorni fino al mare.
L’aver sperimentato la gioia di avere un obiettivo comune e di essere riusciti a raggiungere la cima ha spalancato lo sguardo anche su un altro panorama ancora più bello: per arrivare si erano aiutati reciprocamente senza lasciare indietro nessuno e hanno potuto così ammirare il frutto del loro cammino di amicizia.
Dopo aver letto un salmo per lodare Dio per la bellezza del creato hanno fatto una preghiera per presentare le loro vite e difficoltà, alimentando così l’unione tra loro, la condivisione della loro interiorità …meta oggi così difficile da raggiungere in un tempo di “mordi e fuggi”.
Anche la discesa non è stata facile, ma giocare a pallavolo in una spianata erbosa o fare una pausa per ridere e scherzare insieme, così come qualche altra piccola sosta di ristoro, ha aiutato ad affrontare il rientro.

Un buon allenamento per continuare nel quotidiano
Giunti alla sede della CMT erano visibilmente stanchi, ma contenuti di aver discusso insieme questa esperienza che aveva messo a dura prova alcuni di loro, abituati a stare seduti davanti al computer oa un videogame.
L’essere insieme, la bellezza del paesaggio e degli scorci della natura, poter condividere la difficoltà del cammino, aiutarsi nei momenti di stanchezza, avere con sé solo l’essenziale, ridere e scherzare per le piccole cose, ha permesso a ciascuno di costruire amicizia con gli altri e di avere la certezza che quando si cammina insieme anche se è faticoso, si raggiunge sempre la meta.
Alla terza dichiarazione!














