31 Gennaio, 2026

Un “miracolo” di vita nato dal dolore

Ci stiamo avvicinando alla 48ª Giornata Nazionale per la Vita 2026 che si terrà domenica 1° febbraio 2026, promossa dalla CEI.

Il tema di quest’anno “Prima i bambini!”, un invito a risvegliare un atteggiamento generativo e di protezione nei confronti dei piccoli in ogni momento e situazione, per superare “l’inclinazione narcisista e indifferente, in cui gli adulti sono troppo occupati da loro stessi per fare davvero spazio ai bambini”.

Per prepararci a tale giornata ci poniamo in ascolto della testimonianza di una mamma brasiliana, Talita Fernanda da Silva che da Jundiaí – SP, dove vive con la sua famiglia, ha desiderato condividere la sua esperienza.

Nell’anno 2011 mi è giunta inaspettata la notizia che ero in attesa di un bambino, nonostante la legatura delle tube effettuata dopo la terza gravidanza. Confesso di non averla accolta con gioia. Trascorsi i nove mesi, vissuti con un senso di rifiuto, è  nato un bel bambino, Enzo. 

Oggi dico che è stato un dono di Dio per la mia vita, perché Enzo è stato per me strumento e canale di grazia per farmi uscire da quell’atteggiamento negativo che mi imprigionava.

Alla prima festa di compleanno, tutto è stato meraviglioso. Il giorno dopo mentre stavo andando in salotto per immortalare una foto ricordo che ho sentito un botto fortissimo. Corsi a vedere: la televisione era ribaltata sopra la testa del mio piccolo Enzo e con il peso gli aveva schiacciato il cranio, era incosciente e non respirava… Ho fatto quel che potevo e in pochi minuti ho raggiunto l’ospedale. È stato tutto molto veloce e il dottore lo ha subito preso dal mio grembo e portato direttamente in terapia intensiva.

Non avevo ancora idea della gravità dell’incidente e mentre ero in sala d’attesa ho iniziato a pregare solo Ave Maria. In seguito il medico mi ha comunicato che, oltre all’arresto cardiaco, c’era anche un trauma cranico multiplo, frontale, parentale e nuca. Enzo era in coma con un coagulo di sangue in testa  Poi ha aggiunto: “…mamma, inizia a calmare il tuo cuore perché tuo figlio non ha molte possibilità di sopravvivere e se ciò accadesse rimarrebbe in un letto d’ospedale e non avrebbe alcun movimento motorio, a causa del coagulo che ha bloccato un’arteria nel cranio”.

Poi ancora una lunga attesa. Per tutto il tempo ho recitato solo la preghiera dell’Ave Maria. Dal nostro arrivo alle 9,00 del mattino fino alle 18,00 quando il neurologo mi ha chiamato per avvertirmi che avrebbero spento il dispositivo che teneva in vita Enzo, perché le sue condizioni erano irreversibilmente compromesse. Ho solo chiesto di poter entrare in terapia intensiva per poterlo salutare per l’ultima volta. Alle 21,00 mi è stato permesso di entrare. L’unità di terapia intensiva era tutta buia, l’unica luce quella sul bancone dove si trovavano l’infermiera e il dottore. Mi sono incamminata verso il suo letto e mi sono inginocchiata, è stato lì che ho consegnato tutto il mio cuore alla Madonna.

Ho iniziato a chiedere perdono a Enzo, per averlo rifiutato nella mia pancia, a dirgli che lo amavo molto e che non sarei riuscita a vivere in pace vedendolo in un letto in stato vegetativo, perché gli dicevo sempre che il mondo era bello e volevo vederlo correre con i suoi fratelli, giocare. Gli dicevo che se voleva andarsene non sarebbe stato un problema,  perché è venuto a mostrarmi che avevo la possibilità di essere una madre, una figlia, una donna migliore di quanto non fossi prima della sua nascita, mi aveva insegnato ad amare Dio e anche ad amare la Madonna.  È stato allora che ho iniziato a parlare a Maria, dicendole:

Madonna, questo è Enzo mio figlio che amo tanto, che un giorno ho rifiutato. Dite a vostro figlio Gesù che mi dispiace e chiedetegli di lasciare Enzo con me ancora un po’, perché un anno è troppo poco. Signora, come Madre sa esattamente cosa sto provando ora, un dolore che mi attraversa il petto e fa così male che mi manca persino il respiro. Mamma, parla con tuo Figlio, per favore, sono sicura che ti ascolterà, fagli sapere che è stato Enzo a tirarmi fuori dal mio buio.. Ah! e c’è un’altra cosa Madonnina cara, se dovesse sopravvivere, non voglio vedere mio figlio a letto… il miracolo non si può fare a metà per favore.“.

Mentre pregavo il mio dito era stretto tra le dita della piccola mano di Enzo. Poi mi sono rivolta a lui: “Hai capito tutto quello che ha detto la mamma amore mio? Quindi ora ti lascio riposare affinché non senta più dolore. Ti amo, ci vediamo in Cielo. Per sempre!!!” Quando mi sono alzata mi ha stretto la mano due volte… Sono corsa fuori e ho chiesto ai medici di non spegnere le macchine, perché Enzo aveva reagito. I medici mi hanno detto che era impossibile, perché da quando era arrivato in ospedale non aveva avuto alcuna reazione, erano trascorse troppe ore. Era in coma, e perciò poteva essere stata solo suggestione perché volevo davvero che sopravvivesse. Hanno comunque atteso ancora un po’ ed è stato allora che la sua testa ha iniziato a sgonfiarsi e il suo battito cardiaco ha iniziato a tornare, la saturazione ha iniziato a salire. Quello fu l’inizio della sua possibilità di sopravvivere.

E così è stato, giorni e giorni in terapia intensiva, poi trasferito in reparto fino ad essere dimesso dall’ospedale. L’ho riportato a casa che non camminava, non parlava, non poteva sedersi perché non riusciva a reggere la testa. Sono seguiti giorni riempiti da tante lotte e vittorie.

Oggi mio figlio ha 13 anni, è sano, senza conseguenze, è un ragazzo intelligente, innamorato di Maria, consacrato a Lei, ama Gesù. Gioca, corre, salta, un’energia soprannaturale, un ragazzo felice e molto amato da tutti in famiglia e da me in particolare.

Ogni anno io e la mia famiglia andiamo al Santuario di Nostra Signora Aparecida, patrona del Brasile, in segno di gratitudine per aver accolto la supplica di quel tragico giorno e aver portato la mia richiesta al cuore di Gesù. Posso assicurarvi che Enzo ama fare questo viaggio, si emoziona ogni volta, senza vergogna di piangere, dice sempre che quando arriva in quel luogo il suo cuore accelera… Sono così felice di vedere la sua gioia.

 

Attraverso quest’esperienza così dolorosa Talita si è ritrovata a far spazio nel suo cuore a suo figlio Enzo e la sua vita si è trasformata.

“Dentro di me solo gratitudine e tanto amore per mio figlio, 

arrivato come dono e messaggero di Dio, infatti, 

dico sempre che mi ha ridato la vita, 

ha riportato la luce nei miei occhi e la speranza di vivere felicemente. 

Io gli ho dato la vita fisica 

e lui mi ha ridato la speranza di vivere alla presenza di Dio”.

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